Nonostante il Covid e il boom dell’e-commerce, il bistrattato settore delle vendite a domicilio continua a crescere. Non solo. Vanta un fatturato da 3,6 miliardi di euro e coinvolge mezzo milione di addetti, soprattutto donne. Per questo definirlo lavoretto è riduttivo.

Se il postino bussa sempre due volte, quante volte scampanella a casa il promoter della Folletto? «La prima vendita la realizzai con una signora anziana che dopo tanti appuntamenti comprò il prodotto pur di non vedermi più. L’ho presa per sfinimento», racconta Alberto Lasia, sardo, classe 1995, nato e cresciuto ad Ardara in provincia di Sassari, alto, moro, aspetto da modello di copertina o da attore di fotoromanzo. Lasia è considerato una specie di fenomeno nel settore del commercio diretto a domicilio, avendo battuto svariati record di vendita con Vorwerk Italia, fino ai 2.400 pezzi piazzati in un anno, praticamente sei o sette al giorno comprese le domeniche e i festivi. Ora Lasia ha fatto carriera e coordina un pool di incaricati, come si chiamano i consulenti che propongono porta a porta prodotti e beni durevoli per la casa, cosmetici, surgelati o persino pacchetti per viaggi e vacanze.
Il porta a porta in Italia fattura 3,6 miliardi
Eh sì, perché quello del venditore a domicilio è un lavoro che va oltre i soliti luoghi comuni e l’immagine dello sfigato che deve vestire i panni dello scocciatore per alzare qualche soldo. Il settore, infatti, fattura in Italia circa 3,6 miliardi e coinvolge mezzo milione di addetti, suddivisi tra una gran parte di occasionali (con redditi sotto i 5 mila euro), abituali, agenti di commercio veri e propri e una quota di subordinati. Un comparto che resta un po’ fuori dai radar rispetto al dibattito, agli studi e alle ricerche sull’occupazione che cambia sotto…articolo di Giovanni Corneliani CONTINUA su TAG 43.it