
tratto da directsellingnews
Negli ultimi due anni il settore del direct selling ha vissuto una fase di profondi assestamenti. Alle cronache di fallimenti, chiusure e cambiamenti di modello si è affiancata una dinamica altrettanto significativa: il consolidamento. Questo termine, spesso percepito come sinonimo di debolezza, in realtà racchiude sfumature più complesse. È la risposta a forze macroeconomiche che stanno ridisegnando l’intero mercato dei consumi: costi di acquisizione clienti sempre più elevati, margini compressi, pressioni degli investitori e una concorrenza dominata da colossi come Amazon e Walmart.
Per alcune imprese, raggiungere la scala adeguata è diventato indispensabile per restare competitive; per altre, combinazioni strategiche rappresentano un acceleratore verso maggiore profondità di prodotto, stabilità della rete distributiva e ampliamento geografico. Non tutte le operazioni sono state mosse da logiche di crescita: alcune hanno avuto natura di “rescue mission”, volte a salvaguardare asset in difficoltà e a proteggere distributori e clienti. In ogni caso, queste mosse stanno ridisegnando la mappa competitiva.
Il consolidamento nel direct selling non è solo questione di numeri e bilanci. Al centro vi sono elementi intangibili come la fusione di culture aziendali, la capacità di integrare reti di distributori e la percezione di continuità da parte dei clienti. Se gestito con chiarezza, focus ed esecuzione, il consolidamento diventa un potente strumento di evoluzione.
Esempi recenti
Gli ultimi mesi hanno visto operazioni rilevanti che hanno inciso sul panorama globale. Vida Divina, con l’acquisizione di MIALÉ in Perù e successivamente di Radien negli Stati Uniti, ha ampliato la propria presenza in America Latina e Nord America, rafforzando sia la gamma wellness sia la skincare con proprietà scientifiche innovative. Beauty Bank ha assorbito Amare Global, specializzata in salute intestinale e mentale, arricchendo il portafoglio con linee già consolidate e pronte a crescere.
Altre operazioni hanno avuto obiettivi di stabilizzazione. Greenway Global e Velovita hanno rilevato diversi asset di Jeunesse, marchio storico in difficoltà, con l’intento di preservare continuità per distributori e clienti. Shaklee ha acquisito gli asset di Modere, assicurandosi una linea di prodotti al collagene molto apprezzata e offrendo nuova casa ai distributori rimasti senza riferimento. In parallelo, colossi come USANA ed Herbalife hanno puntato su espansioni strategiche: USANA è entrata nel mercato della nutrizione infantile con Hiya Health, mantenendo l’indipendenza del brand, mentre Herbalife ha investito in Pro2col e Link Biosciences, abbracciando la personalizzazione dei piani nutrizionali e la tecnologia applicata al benessere.
Un caso emblematico di strategia di consolidamento è quello di Zinzino. Negli ultimi cinque anni l’azienda ha portato avanti una serie di acquisizioni mirate in Europa e Nord America, integrando marchi di nutrizione, skincare e benessere. Questa sequenza di operazioni ha permesso a Zinzino di costruire un portafoglio ampio, fondato su prodotti di uso quotidiano e su reti di distributori già attive, creando una base solida e diversificata.
Le ragioni del consolidamento
Il ricorso a fusioni e acquisizioni non è casuale, ma la conseguenza di pressioni convergenti:
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Difficoltà economiche: inflazione e margini ridotti penalizzano le aziende di piccola scala, che faticano a sostenere costi crescenti di marketing e acquisizione clienti.
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Richieste degli investitori: il mercato spinge verso stabilità e profittabilità, spesso raggiungibili solo attraverso sinergie.
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Competizione crescente: i benchmark fissati da giganti del retail obbligano le aziende a rafforzarsi per restare credibili agli occhi del consumatore.
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Aspettative dei distributori: una rete oggi cerca brand con strumenti digitali, compliance e marketing di livello, elementi che spesso solo grandi strutture possono garantire.
Pattern emergenti
Osservando le operazioni più recenti emergono alcune costanti. I portafogli si concentrano su prodotti di uso quotidiano come nutrizione, skincare ed energia, capaci di garantire riordini regolari e fidelizzazione. In alcuni casi si adottano modelli ibridi: l’acquisizione di Hiya da parte di USANA dimostra come sia possibile integrare un brand DTC mantenendone indipendenza e slancio. Le operazioni di “rescue” come quelle di Modere e Jeunesse evidenziano che salvare brand in difficoltà può comunque generare valore, preservando prodotti e comunità. Infine, il successo dipende dall’integrazione: proteggere i prodotti più amati, garantire continuità e rispettare la cultura dei distributori sono condizioni essenziali.
Non solo crescita, anche focus
In parallelo al consolidamento, alcune aziende hanno scelto di restringere il proprio raggio d’azione per rafforzare i mercati core. Natura &Co ha concentrato le attività di Avon in America Latina, dismettendo altre aree. ACN ha ridotto progressivamente la propria presenza a Stati Uniti e Canada, mantenendo redditività e stabilità. In un contesto complesso, anche il focus strategico diventa un’alternativa al consolidamento.
Guardando avanti
Il fenomeno è destinato a proseguire. Le aziende con maggiore disponibilità di capitale continueranno a cercare acquisizioni che amplino prodotti, mercati e capacità digitali. Tuttavia, il vero valore non sarà solo nella somma di asset, ma nella capacità di rispettare le reti distributive e integrare culture diverse. Il direct selling, in fondo, si basa su comunità e fiducia: se il consolidamento saprà preservare questi elementi, potrà rafforzare il settore e aprire la strada a una nuova fase di crescita.