Il presidente Sinatra, nei confronti di comparto che in Italia fa quasi 4 mld di fatturato e impiega oltre 500mila addetti
Ciro Sinatra, presidente di Univendita Confcommercio

“Il settore della vendita diretta a domicilio ha dimostrato la sua vitalità in questi anni difficilissimi e continua a essere un volano cruciale di ricchezza e occupazione. Ecco perché ci preoccupano i due fronti normativi che attualmente mettono a rischio le nostre attività e i nostri lavoratori: due dossier sui quali chiediamo al Governo di essere tutelati e di poter operare liberamente nel rispetto delle stringenti norme previste dal Codice del consumo e ulteriormente rafforzate dal nostro Codice etico e dalla Carta dei valori che ci siamo dati”. Lo denuncia Ciro Sinatra, presidente di Univendita, la maggiore associazione del comparto della vendita diretta a domicilio, aderente a Confcommercio. “Da una parte, non comprendiamo e riteniamo inaccettabile la discriminazione a carico della vendita diretta contenuta nello schema di decreto legislativo, all’esame del Consiglio dei ministri di oggi, che recepisce la direttiva sulla protezione dei consumatori e che -prosegue Sinatra- espande il diritto di recesso da 14 a 30 giorni soltanto per le aziende che utilizzano il sistema tradizionale del porta a porta e non, ad esempio, per i venditori online, ignorando la previsione che limitava questo prolungamento solo alle vendite effettuate utilizzando pratiche commerciali ingannevoli o sleali”
“Il decreto dà attuazione – prosegue Sinatra – a un ddl di delegazione europea che aveva visto il Parlamento sensibile rispetto a una norma del tutto vessatoria se limitata al nostro settore, ma nessuna modifica sostanziale è stata approvata. Eppure tutti sanno che la vendita diretta è sempre vicina al cliente, ha il suo punto di forza sul mercato proprio nell’assistenza post-vendita e nel rapporto diretto e continuato nel tempo con il consumatore. Caratteristiche che, di certo, non possiamo rintracciare in gran parte dei dealer attivi sull’e-commerce. Chiediamo quindi al Governo di correggere una previsione normativa che ci sembra inutilmente discriminatoria nei confronti di un comparto che in Italia fa quasi 4 miliardi di fatturato e impiega oltre 500mila addetti”, sottolinea ancora. Il presidente di Univendita però rincara: “Dall’altra parte, pesa la proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio Ue sul credito al consumo, che elimina la possibilità finora concessa, e per noi cruciale, di sostenere la clientela con dilazioni dei pagamenti senza interessi, senza spese e senza obbligo di ricorrere a una società finanziaria”….CONTINUA su ADNKRONOS