L’azienda è stata fondata negli Usa nel 1886 e oggi conta 65mila consulenti solo in Italia. In trent’anni ha donato quasi un miliardo di dollari per la lotta contro il tumore al seno

È il canale di distribuzione più antico della storia, eppure con la pandemia la vendita diretta nella cosmetica ha vissuto una seconda giovinezza. Lo dimostra la storia di Avon, un marchio nato 135 anni fa e che nei mesi di isolamento ha dato una svola digitale ai suoi strumenti, proponendo delle opportunità di carriera in un momento professionalmente complicato.

“Il direct selling è così importante perché permette anche di socializzare. Può stupire, ma le relazioni sono una delle principali motivazioni che hanno spinto molte clienti Avon a diventare consulenti e vendere i prodotti”, racconta Alessandro Mirandola, general manager di Avon Italia. “Non solo, la crisi ha portato nuove categorie a cercare opportunità di lavoro più flessibili. Oggi se il 38 per cento dei consulenti Avon lo fa per carriera, il 25 per cento lo fa come hobby o come secondo lavoro, e il resto per avere relazioni e per un attaccamento ai prodotti”.

Senza tariffe di ingresso, il lavoro di consulente Avon si fonda sul passaparola: allo slogan Be your own boss finora hanno risposto 5 milioni di consulenti nel mondo, di cui 65mila in Italia, quasi tutte (il 95,5 per cento) donne. I prodotti in catalogo rispondono alla filosofia di bellezza accessibile del brand, coniugando qualità e prezzo: uno dei più venduti (nel mondo ne vengono acquistati sette al secondo) è il profumo Far Away, insieme alle matite occhi, i rossetti e i sieri della linea ANew.

 

“Avon nasce come marchio dalla parte delle donne: la nostra cliente è un’imprenditrice, che vuole fare carriera e ha a cuore le cause sociali“, continua Mirandola. La parte sociale, infatti, è una delle caratteristiche che contraddistingue …CONTINUA SU REPUBBLICA